Protesi: quale scegliere?

“Non esiste una protesi che possa andare bene per tutti i casi - spiega il professor Luigi Zagra, responsabile dell’U.O. di Chirurgia dell’Anca I all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - perché l’anatomia di tutte le anche non è la stessa: basti pensare alla differente qualità dell’osso (in termini di osteoporosi) che varia, ad esempio in base all’età del paziente, oppure alla forma o alle dimensioni del femore che sono soggettive. La scelta di una protesi dipende anche dal suo disegno cioè dalla sua forma, soprattutto nella parte femorale, con diversi modelli che più si adattano per la loro conformazione ai diversi tipi di osso. Valutare la qualità ossea, con la sua resistenza, è molto importante per la scelta della protesi più adeguata al singolo caso.

Una modalità di inserimento della protesi è a press-fit, ovvero “a pressione”, in cui si prepara l’alloggiamento nell’osso attraverso appositi strumenti (dette raspe nel femore e frese nel bacino) e si inserisce infine la protesi a pressione a seconda della misura. A questa fissazione primaria meccanica deve necessariamente seguire una fissazione secondaria biologica, in cui l’osso si integra quasi a diventare un tutt’uno con la superficie in titanio della protesi, così da garantirne la durata nel tempo. Queste sono le caratteristiche delle protesi non cementate che andranno tanto meglio quanto più l’osso sarà vitale, ben vascolarizzato e di buona qualità nelle persone più giovani. Ci sono invece altre protesi, dette cementate, che saranno indicate soprattutto per quelle ossa poco robuste, sottili e osteoporotiche, in cui la fissazione è immediata tramite il cemento osseo. Il paziente, con questa protesi, è libero di caricare subito ed è consigliabile soprattutto per le persone più anziane con qualità dell’osso non ottimale.

Altro aspetto molto importante per la durata negli anni della protesi, è il tipo di materiali utilizzato nelle due superfici che si muovono tra di loro ovvero la testina femorale e l’inserto acetabolare (detto accoppiamento) e che possono essere composti da una testina di metallo o di ceramica e da una superficie che accoglie la testina (l’inserto) che può essere di ceramica oppure di materiale plastico, il polietilene reticolato, molto resistente all’usura cioè al consumo. A seconda dell’età, si sceglie il tipo di combinazione e il materiale. Ad esempio, di fronte a un paziente giovane con una vita attiva e quindi con grande necessità di resistenza dei materiali all’usura, si utilizzeranno testina e inserto di ceramica, che comportano un minore consumo e maggiore resistenza”.

“Dipende dall’esperienza del chirurgo - conclude il prof. Zagra - eseguire una buona pianificazione pre-operatoria, cioè di preparazione all’intervento, e optare per la protesi più indicata per ogni singolo caso”.

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