L’efficacia di un buon programma di riabilitazione a beneficio del paziente

"Per noi fisiatri e riabilitatori, spiega il dottor Francesco Negrini, specialista in fisiatria e ricercatore presso l’U.O. di Riabilitazione specialistica ortopedica clinicizzata dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi (diretta dalla dottoressa Catia Pelosi), è molto importante andare a indagare l’aspetto funzionale del paziente, e quindi, tra le altre cose, capire quanto sia in grado di muoversi e quanto sia in grado di deambulare da un punto di vista quantitativo e qualitativo.

Per fare questo, utilizziamo tecniche in grado di misurare, ad esempio, l’autonomia di un paziente, oppure test funzionali specifici, come il Timed up&-go test, che misurano le modalità e le tempistiche con cui il paziente, seduto dapprima su una sedia con la schiena attaccata allo schienale, si alza, percorre 3 metri e si risiede. È un test che richiede capacità di effettuare rapidi passaggi posturali, capacità di deambulazione, capacità di cambio direzione e capacità di sedersi nuovamente. Tra l’altro, lo si può correlare anche al rischio di caduta anche perché, molto spesso, il paziente cade durante i cambi direzionali, i quali rappresentano una delle fasi più pericolose del cammino di tutti i giorni. Possiamo, quindi, effettuare tutta una serie di interventi riabilitativi che vanno dalla classica rieducazione motoria all’esercizio terapeutico con nuovi macchinari, che ci permette di effettuare determinati esercizi in robotica, in maniera semi-automatica con l’ausilio di un operatore.

Un altro test molto valido che effettuiamo è il 10 meter walking testche va a misurare la velocità che il paziente impiega per camminare 10 metri”. “L’ideale, anche se impossibile, è andare oltre al setting riabilitativo, conclude il dottor Negrini, seguendo i progressi del paziente a casa per osservare cosa realmente riesce a fare in autonomia ed è ovvio che quello diventa un ambito molto più delicato perché non vi è solo la capacità funzionale ma subentrano anche altri fattori come la motivazione, il caregiver(la persona che si prende cura), le barriere architettoniche, anche se alla fine quello che a noi interessa maggiormente è che il paziente si muova di più".

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