Instabilità di spalla, attenzione agli sport di contatto

“Con instabilità della spalla - spiega il dottor Ettore Taverna, responsabile dell’U.O. di Chirurgia della Spalla all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - si indica una serie di patologie determinate dalla condizione in cui la testa dell’omero tende a perdere il contatto con la glena, cioè la parte articolare della scapola. Le instabilità possono essere di origine traumatica, microtraumatica e atraumatica. Quelle di origine traumatica possono essere trattate conservativamente se si verifica un unico episodio, e le lesioni non sono significative il paziente riesce in questi casi a tornare alle proprie attività sportive e ricreative nel giro di 2-3 mesi. Nel caso invece gli episodi di lussazione o sub-lussazione si ripetano, la spalla instabile dev’essere trattata chirurgicamente. Le instabilità traumatiche sono collegate spesso a sport di contatto e di collisione come rugby, calcio, hockey”.

“Esistono poi - continua - le instabilità microtraumatiche con lesioni determinate da traumi ripetitivi non di fortissima entità in cui la spalla in genere non si lussa ma si sublussa, cioè tende a perdere il contatto causando dolore. In questi casi, se le lesioni sono di piccola entità possono essere compensate e può essere utile e sufficiente un trattamento conservativo. Se questo trattamento non fosse sufficiente, bisogna intervenire per via artroscopica per riparare le lesioni. Gli sport in cui sono più frequenti le lesioni microtraumatiche sono la pallavolo, il basket ma anche sport non di contatto come il baseball”.

“Le instabilità atraumatiche - conclude Taverna - sono invece legate soprattutto alla costituzione genetica del paziente che presenta in genere capsula e legamenti di consistenza troppo elastica. In questo caso, il trattamento è soprattutto conservativo e molto raramente bisogna stabilizzare chirurgicamente la spalla”.

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