Dolore alla pianta del piede: perché fa così male?

“La fascite plantare - spiega il professor Antonio Serafin, responsabile del Servizio di Podologia all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - è un’infiammazione, appunto, della fascia plantare, cioè quell’insieme di tre strutture che originano dal calcagno e vanno a inserirsi in alcune zone del nostro piede permettendo l'ammortizzamento del peso del nostro corpo durante la deambulazione”.

“Bisogna pensare a un complesso, detto achilleo-calcaneo-plantare, dove vi è il coinvolgimento del polpaccio, del calcagno e della fascia plantare. Il tricipite surale del polpaccio va a inserirsi sul calcagno il quale è mobile anteriormente, posteriormente e, in alcuni casi, anche lateralmente: questo dà origine alla fascite plantare. Quando il polpaccio si contrae, richiama posteriormente il calcagno, che va a portare in tensione la fascia (test di Windlass). La fascia si divide in tre differenti e particolari muscoli: quello maggiormente interessato è il mediale, cioè quel muscolo che ha inserzione su strutture mobili, proprio per permettere un maggiore ammortizzamento.

Quando si origina l’infiammazione, l’unica cosa che si può fare è sciogliere la contrazione di questa fascia aumentando il tacco della calzatura fintanto che non passa il dolore. Passata la fase acuta, lo stretching rappresenta la soluzione migliore per riallungare il tricipite. Purtroppo, vi sono dei casi in cui l’infiammazione della fascia continua a persistere nel tempo, lasciando presagire la presenza delle cosiddette spine calcaneari (entesite calcifica) ossia cristalli di calcio dalla forma frastagliata che si depositano sulla fascia plantare o all’inserzione del tendine di Achille. Il problema è che se una di queste andasse a toccare una terminazione nervosa, il dolore sarebbe davvero lancinante con l’impossibilità di pieno appoggio del piede. Queste spine, molto spesso riscontrate casualmente tramite radiografia, possono essere di varie dimensioni: può capitare che spine lunghe 1-1.5 cm siano asintomatiche, mentre altre decisamente più piccole (1-1.5 mm) siano dolorosissime perché vanno a toccare le terminazioni nervose”.

“Nel caso in cui ci sia molto dolore - conclude il prof. Serafin - sono necessari un ciclo di terapia fisiatrica di disinfiammazione della parte attraverso onde d’urto o un qualunque tipo di terapia a discrezione dello specialista, e una terapia ortesica (con plantari). Mettere a riposo la fascia e scaricare la spina calcaneare in modo che non vada a comprimere il nervo è la procedura più indicata e la più efficace”.

 

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