Displasia dell’anca: come una diagnosi precoce può aiutare il vostro bambino

Per displasia congenita dell’anca (DCA) si intende uno sviluppo anomalo dell’articolazione dell’anca che porta la testa del femore ad avere dei rapporti alterati con l’acetabolo. Si crea durante la vita intra-uterina e, se non viene diagnosticata precocemente e curata al meglio, può evolvere con esiti permanenti e invalidanti.

“Questo disturbo - spiega il dottor Giuseppe Biancardi, responsabile dell’U.O. di Ortopedia Pediatrica all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - si diagnostica alla nascita sia attraverso la manovra di Ortolani-Barlow di abduzione delle anche, sia attraverso l’esame ecografico. La displasia, purtroppo, non è riscontrabile durante il periodo gestazionale ma, come già detto, al momento della nascita. Una volta venuto alla luce, il neonato viene visitato, si valuta la manovra di Ortolani e, se si avverte uno scatto, o una limitazione di abduzione delle anche è indispensabile eseguire immediatamente l’ecografia dell’anca. La sola manovra di Ortolani non ci permette, però, di avere una diagnosi certa di displasia delle anche. L’esame ecografico secondo la tecnica di Graf è innocuo (gli ultrasuoni non fanno male) ripetibile ed è molto più attendibile dell’esame clinico. Vi sono, inoltre, fattori di rischio che predispongono alla DCA, come la familiarità, bambini in posizione podalica durante la gravidanza, bambini nati con peso elevato o bambini nati con malformazioni associate (piede torto, torcicollo miogeno, …). Non è detto, però, che i piccoli che non presentano fattori di rischio siano esenti dalla DCA. È necessario, infatti, che ciascun neonato - indipendentemente dal fatto di rientrare o meno in queste categorie - si sottoponga a un esame ecografico entro le 6 settimane di vita”.

“La displasia dell’anca - continua - è bilaterale tra il 20 e il 45% dei casi (con maggiore interessamento della sinistra) e colpisce di più i soggetti di sesso femminile. In Italia, la frequenza di displasia d’anca è 1 su 100 bambini nati vivi con maggior concentrazione in aree come Pianura Padana, Puglia ed Emilia Romagna. È necessario, però, distinguere le differenti forme: esistono, infatti, forme lievi, meno lievi, medie e gravi. Tutte queste vengono diagnosticate con l’ecografia mediante la metodica di Graf che consente, di procedere successivamente con il trattamento più indicato: ci sono alcuni gradi di displasia che necessitano solamente di un controllo ecografico a distanza di un mese, altri dell’ausilio di un divaricatore, altri di una riduzione in anestesia generale, mentre altri ancora (soprattutto nelle forme più gravi) di un’ingessatura. I trattamenti, come già spiegato, dipendono molto dal grado di displasia del soggetto. Al giorno d’oggi, grazie alle possibilità di una diagnosi più accurata e precoce, gli interventi chirurgici sono notevolmente diminuiti. Nei primi mesi di vita, una diagnosi e un trattamento precoce sono fondamentali al fine per evitare guai peggiori”.

“Grazie a una buona azione preventiva e, quindi, a diagnosi e trattamento precoci - conclude il dott. Biancardi -  l’intervento chirurgico diventa dunque un’eventualità molto rara. Nei casi peggiori in cui una displasia dell’anca non venisse riscontrata nel periodo di tempo previsto, il bambino potrebbe presentare - una volta cominciato a camminare – una zoppia con una maggiore predisposizione a sviluppare un’artrosi precoce con il rischio di dover ricorrere a un intervento di impianto di protesi d’anca prima del tempo”.

Per contattare il dottor Biancardi, cliccare al link http://www.galeazzi-gsd.it/unita-operative/ortopedia-traumatologia-ortopedia-pediatrica.html

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