Come trattare l’ipotiroidismo?

“L’ipotiroidismo - spiega la professoressa Sabrina Corbetta, responsabile del Servizio di Endocrinologia e Diabetologia all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - è una condizione molto frequente soprattutto nella donna; nelle casistiche delle forme più lievi, può interessare il 5-10% della popolazione. L’ipotiroidismo è quindi una diagnosi molto importante da riconoscere anche se è difficile da sospettare a causa dell’aspecificità dei sintomi clinici”.

“Quando vi è un sospetto - continua - è bene effettuare un esame del sangue, quindi un prelievo ematico, su cui determinare le concentrazioni degli ormoni tiroidei, in particolare TSH, FT3 e FT4. Il TSH è un ormone prodotto dall’ipofisi che regola la funzione della ghiandola tiroide ma è un marcatore molto sensibile in grado di mostrarci il funzionamento della tiroide stessa. Se si riscontrano valori aumentati di TSH e valori ridotti di FT3 e FT4 rispetto ai limiti di normalità, si è già di fronte a una diagnosi di ipotiroidismo conclamato che deve essere trattato. Come trattamenti, si ricorre a una terapia sostitutiva: laddove la nostra tiroide non riesce più a produrre ormoni tiroidei a sufficienza, si sopperisce a questa mancanza fornendo questo tipo di ormone dall’esterno. Si ha a disposizione un ormone di sintesi assolutamente identico all’ormone mancante prodotto dalla ghiandola tiroide, per cui non viene riconosciuto come estraneo dal nostro organismo. È una terapia molto ben tollerata che riesce a sostituire in pieno quella che è la funzione della ghiandola tiroide anche durante la gravidanza. Nelle donne ipotiroidee, è assolutamente obbligatorio, per la salute dell’embrione prima e del feto poi, continuare la terapia sostitutiva soprattutto durante la gestazione”.

“L’ormone tiroideo di sintesi - conclude la prof.ssa Corbetta - è una terapia sicura. Una volta stabilito anche il dosaggio ottimale, sono sufficienti controlli annuali per verificare che tale dosaggio sia sempre adeguato per la condizione del paziente”.

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