A cosa serve l’elettroencefalografia?

“L’elettroencefalografia (Eeg) - spiega la dottoressa Laura Geremia, responsabile del Servizio di Neurofisiopatologia e del Centro Cefalee all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, è un esame piuttosto noto e ha lo scopo di registrare l’attività elettrica cerebrale.

Nell’elettroencefalografia basale alcuni elettrodi di superficie collegati a un apparecchio di registrazione vengono applicati sulla calotta cranica del paziente al fine di registrare l’attività del cervello a riposo. Il paziente è quindi in condizione di veglia a occhi chiusi mentre, successivamente, gli viene chiesto di compiere le cosiddette manovre di attivazione: queste possono essere, ad esempio, dei respiri profondi (iperpnea) allo scopo di sollecitare il cervello (questo, infatti, quando va in iperventilazione, viene stressato) per osservare come reagisce in condizioni di stress l’attività elettrica cerebrale. Oltre a questo, il paziente, sempre a occhi chiusi, viene sottoposto a luci intermittenti che, a loro volta, provocano uno stress sul sistema nervoso centrale.

Oltre a registrare l’attività cerebrale elettrica, l’Eeg può servire in particolar modo a valutare una condizione epilettica, oppure la presenza di zone del cervello che funzionano più lentamente come, ad esempio, una zona lesionale. Esistono poi Eeg più particolari come quello in deprivazione di sonno, per il quale viene chiesto al paziente di non dormire tutta la notte e di sottoporsi il mattino seguente all’elettroencefalografia. Di per sé l’esame è come quello basale, ma in questo caso il cervello è già in condizione di stress perché non è riposato. Questo tipo di Eeg viene prescritto per evidenziare patologie che con il basale non vengono riscontrate”.

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